Tesi personale raccolta dall’esperienza e prodotta grazie alla riflessione somatica.


Che cosa è utile?

Utile è un concetto che si sviluppa nella logica del fare.

Produrre, ottenere risultati, lavorare, ottenere compensi, sono tutti concetti acquisiti nel mondo del fare.

Alla domanda: “Conviene o non conviene?” dal punto di vista della fatica, della spesa, della distanza e così via, la risposta arriva percorrendo i sentieri della logica che si apprendono in maniera automatica con l’educazione e la partecipazione alle attività produttive.

Nel gruppo che svolge attività di benessere però questa logica lascia il posto a nuove scoperte e conquiste sia per il singolo che per la collettività.

Quali sono queste scoperte?

Non si può parlare di un ambito di studio specifico. Le testimonianze non sono mai del tutto raccontate o descritte perché non esiste un vero e proprio ambito dell’inutile.

Le discipline che si occupano di studiare l’uomo e il suo ambiente, dall’antropologia alla sociologia, si servono di studi sul bisogno di religiosità popolare, cioè il bisogno di stare insieme e svolgere un’attività che rovesci il paradigma dell’utilità, per scavalcare la logica del profitto e scoprire un nuovo valore del tempo.

Primo punto.

L’incontro in un determinato luogo e in un determinato tempo resta una prerogativa essenziale. Il mondo virtuale del web, il cellulare coi suoi messaggi e le foto non possono sostituire gli scambi che avvengono nel mondo reale.

Secondo punto.

Nell’incontro quindi, nel momento in cui si entra a far parte del gruppo, nel momento in cui, per esempio, si svolge l’attività del Hua Gong o di Nia, il singolo diventa protagonista e contemporaneamente parte essenziale del gruppo. Si crea un equilibrio fondamentale tra “l’Uno e i Molti”.

L’abilità di chi guida il gruppo sta proprio nel ricreare costantemente questo equilibrio.

Nel frattempo, mentre la logica dell’Utilità resta quieta e non si fa domande ulteriori, il Sacro passa attraverso i gesti, l’insieme, la qualità energetica delle sequenze e irrora di rinnovata energia il corpo e la mente dei presenti.

Terzo punto.

Passando attraverso il gioco, cioè l’attività che sviluppa la fantasia e l’immaginazione, portando l’attenzione al corpo, alle sensazioni, allo scambio energetico tra i partecipanti, si è già entrati nella dimensione del benessere, ovvero dell’inutile, quella parte inconsistente ma essenziale che risponde ad un unica domanda:

“Come stai?”

“Sto Bene!”